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ESCLUSIVA MP - Valtolina: "Oggi c'è più pressione attorno ai giovani. Qualche cambiamento servirebbe."

Le parole di Fabian Valtolina sull calcio giovanile in Italia

Marco Mavuotolo
18.05.2020 19:00
Siamo ancora qui alle prese per cercare di capire se sarà possibile la ripresa della Serie A e quindi del calcio, nel weekend la Bundesliga ha aperto le danze e che sia di buon auspicio per tutti gli altri paesi che potrebbe seguire la scia tedesca. Non solo la Serie A, ma anche la Primavera al momento aspetta di capire e di avere qualche notizia ufficiale in merito ad un'eventuale ripresa (molto improbabile) o la definitiva sospensione. Per parlare un pò del momento e del calcio giovanile abbiamo intercettato telefonicamente l'ex calciatore Fabian Valtolina, cresciuto nel settore giovanile del Milan e arrivato a calcare la Serie A con la maglia di diverse squadre. Una chiacchierata interessante che ha approfondito diversi temi, ecco di seguito le parole di Valtolina ai nostri microfoni: 
 
Fabian, partiamo proprio dal Milan: cosa ci racconti della tua esperienza nel settore giovanile di una
squadra così titolata e cosi importante?

 
"Beh al Milan ho avuto la possibilità di allenarmi e crescere con grandi campioni e il settore giovanile
era come fossimo già dei mini professionisti. All’epoca c’era una grande cura anche nel vestirsi oltre
che della persona…era un’organizzazione perfetta e non mancava niente: una grande esperienza".

 
Tu eri nel famoso Milan di Sacchi, una squadra che ha vinto tutto: come era vivere quel mondo, una
squadra composta di grandi campioni, sei riuscito anche ad allenarti in prima squadra?

 
"Si, il primo anno mi sono allenato spesso con loro, mentre durante la seconda stagione
ero fisso negli allenamenti con la prima squadra. Ringrazio chi mi diede quell’opportunità all’epoca
perché mi fece crescere tantissimo…immagina di allenarti con quel Milan…Gullit, Van Basten,
Ancelotti, Maldini, Baresi… mostri sacri del calcio e per me era un continuo crescere poiché cercavo
di rubare tutto…studiavo loro, chiedevo consigli…era un sogno!".

 
Hai avuto la possibilità di esordire in quel Milan?
 
"Si, una volta sono andato in panchina in coppa Italia, contro il Lecce. Quando stavo per entrare fu
espulso Massaro e mr. Sacchi fece entrare un difensore per una questione tattica…".

Sei rimasto deluso nel non aver avuto questa possibilità?
 
"Guarda più che deluso posso dirti che c’è tanto rammarico…vincevamo 3 a 0 e vedere espulso
Massaro non era proprio una cosa che accadesse tutti i giorni…".

Una volta terminata quest’avventura: come è stato l’impatto con il calcio professionistico in Serie C? E più in generale credi che la primavera riesca a prepararti per giocare un campionato professionistico come la C?
 
"Diciamo che io ero preparato a stare con i più grandi e arrivato a questa mia prima esperienza da
professionista dopo aver preso confidenza con i nuovi compagni, non ho avuto nessun tipo di
problema. Semmai essere il prestito di una società può essere un problema: possono pensare che
tu te ne possa fregare di essere li, tanto poi a fine anno dovresti far ritorno alla società da cui
provieni, in quel caso il Milan…mentre io ero molto consapevole che per me quelle esperienze
dovevano servire per farmi crescere ed arrivare alla serie A tramite altre strade perché era
difficilissimo farlo attraverso quel Milan…ed infatti cosi è stato".

 
Che consiglio daresti a chi esce dal settore giovanile?
 
"Difficile dirlo. Oggi è cambiato tutto. Sicuramente posso dire di essere sempre sé stessi, non farsi
abbindolare da nessuno ma ostinarsi per entrare in campo sempre per raggiungere i propri sogni".
 
Segui il calcio giovanile dei giorni nostri? Riesci a darci delle differenze e delle affinità con il tuo periodo?
 
"Adesso ci si allena poco. Si vuole tutto subito. Prima ci allenavamo 10 ore al giorno oltre agli
allenamenti con la squadra…oggi pochi lo fanno perché è cambiato il mondo…".
 
Rimanendo nell’ambito giovanile: saresti favorevole ad una riforma o hai un’idea che possa aiutare il
movimento giovanile?

 
"Purtroppo a livello giovanile ci sono tanti passaggi che non condivido perché molte società vendono
fumo. A me piace il calcio. Rispetto alla mia epoca non c’è la pressione che subiscono oggi, anzi.
Oggi diventa tutto un po’ triste. Ai miei tempi ci divertivamo sempre, magari si litigava pure
durante qualche partita ma finiva la. Oggi c’è caos, si litiga sempre. Bisogna cambiare il clima
attorno a questi ragazzi".

Come cambieresti le cose? Come gestiresti il settore giovanile di oggi?
 
"E’ dura. Molte società lavorano bene. Si potrebbe, da parte della federazione anche se trovo sia
impossibile, sfruttare tutti gli allenatori professionisti che non trovano squadra e farli lavorare con
le società nel periodo in cui sono senza lavoro, dando la possibilità loro di fare scuola calcio ed
attività di base sfruttando le loro competenze. Parlo solo di allenamenti perché cosi lasceremmo
loro il tempo di guardare partite ed aggiornarsi nel loro lavoro. Credo che abbiamo miliardi di
allenatori e preparatori che non lavorano e penso che questo tipo di progetto migliorerebbe le
cose. Ovviamente ogni allenatore dovrebbe essere sostenuto economicamente dalla federazione,
per questo temo sia impossibile, ma mi piacerebbe veramente tanto vedere questo tipo di
esperimento".
 
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