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Cinque indagati per traffico di giovani calciatori dall'Africa: anche i due Traoré tra i nomi coinvolti

La Procura di Parma indaga sul caso

Simone Negri
10.07.2020 17:51

Come è stato reso noto nella giornata odierna dalla Procura di Parma, la Polizia di Stato ha eseguito una serie di perquisizioni nei confronti di cinque cittadini ivoriani, ritenuti responsabili di "falso e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina".  "Le cinque persone - si legge - fingendosi genitori di altrettanti giovanissimi calciatori ivoriani (minorenni all’epoca del loro ingresso in Italia), hanno ottenuto prima il rilascio del visto di ingresso e poi quello del permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare, consentendo l’ingresso in Italia dei cinque ragazzini, immediatamente avviati all’attivita’ calcistica“.

Tra i nomi coinvolti c'è Marina Edwige Carine Teher, dipendente dell’Atalanta, la quale “è entrata in Italia, nel 2005 a seguito di ricongiungimento familiare richiesto dall’allora marito Hamed Mamadou Traore (fondatore del club calcistico di Abidjan Leader Foot Academy, dove hanno esordito due dei cinque giovani calciatori condotti clandestinamente in Italia. I due, nel 2014, hanno fatto entrare in Italia, sempre attraverso un visto per ricongiungimento familiare, due figli che, dopo esser stati ingaggiati in squadre di calcio locali, sono approdati rispettivamente al Sassuolo e all’Atalanta". L'identità di un altro dei giovani calciatori coinvolti nel caso è quella di Muhamed Tehe Olawale, passato negli scorsi anni dal settore giovanile dell'Empoli e poi acquistato dal Parma che lo ha girato in prestito in Finlandia, al TPS.

Come si legge su Parmapress24.it, la successiva attività investigativa condotta attraverso intercettazioni telefoniche e attività tecniche di natura biologica, ha consentito di accertare l’assoluta estraneità tra questi e gli asseriti figli entrati in Italia tramite il meccanismo del “ricongiungimento familiare” e comprovare le condotte di ciascuno di loro. I quattro ragazzi presenti in Italia sono stati sentiti come persone informate sui fatti e, in seguito alle loro dichiarazioni, è stato raccolto il definitivo riscontro all’ipotizzata falsità dei loro rispettivi rapporti di parentela con le cinque persone indagate.

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